Dieci anni fa ero a Lodz, testimone sul campo di una splendida medaglia d’oro conquistata dalla Nazionale femminile di pallavolo, allora guidata da Massimo Barbolini. Dopo dieci anni ho fatto il tifo davanti alla tv, accogliendo non senza rimpianti la medaglia di bronzo vinta dalle vicecampionesse iridate di Davide Mazzanti,
Rammarico perché sono convinto che l’Italia non era in assoluto inferiore alla Serbia e approdare in finale non era impossibile. Come dimostrano peraltro i 35 errori, un set e mezzo, che le azzurre hanno regalato alle serbe. Insomma, un bis d’oro sarebbe stato possibile.
Da lontano non è semplice entrare nelle dinamiche e nei risvolti di una squadra. Ma da lontano, dovendo limitarsi ad analizzare ciò che tutti vedono, qualche interrogativo è lecito.
Qualche domanda me la sono posta, anche se sono interrogativi (e non accuse) destinati a non avere risposte. Per trasformare nel modo migliore l’esperienza di questi Europei sarà utile analizzare tutto ciò che è successo, per cercare correzioni in vista dell’Olimpiade.

Cosa mi sono chiesto? In ordine sparso.
Non credo sia possibile né giusto puntare sempre e solo sulla Egonu, che va fatta rifiatare quando denuncia problemi e nervosismo. Ai Mondiali la sua riserva era la Ortolani, ma Paola rimase praticamente sempre in campo. Stavolta quando la Egonu soffriva e sbagliava, sarebbe stato forse utile trovare un assetto che sfruttasse le qualità di opposto della Sorokaite, peraltro bravissima a rimettersi in gioco sulle bande e in ricezione. Possibile che non si sia pensato di allenare una soluzione alternativa di formazione, nel caso di problemi della Egonu?
Che fine ha fatto Anna Danesi? Non è più meritevole di spazio in questa Nazionale? Come mai? Si è involuta? La Danesi vista ai Mondiali era una pedina importante e recuperarla darebbe all’Italia un’arma in più.
Lucia Bosetti alla fine non ha potuto incidere per problemi fisici. Ma se non era in grado di giocare, da titolare o da primo cambio, perché non si è fatta una scelta diversa nel momento della convocazione. E lo dico con grande dispiacere perché Lucia ha già pagato pegno alla malasorte a causa di un brutto infortunio.
Infine sarebbe il caso di far luce e chiarezza su cosa ha determinato l’allontanamento di Elena Pietrini dalla Nazionale. La Petrini ha soltanto 19 anni ed è un talento da coltivare e comprendere nel caso fosse alle prese con un momento particolare. All’Italia serve gente che metta a terra la palla, un’alternativa alla Egonu per chi palleggia, specie quando la Malinov palesa difficoltà. E la giovanissima sbocciata nel Volleyrò ha dimostrato ampiamente le sue qualità, anche in un torneo difficile come i Mondiali.
Ha deciso lei di chiamarsi fuori o dietro c’è altro? La sua presenza con il club pochi giorni dopo l’arrivederci alla Nazionale e un paio di comunicati tutt’altro che chiarificatori alimentano dubbi e sospetti. Chi ha gestito il caso Pietrini, se caso c’è stato? In attesa di chiarimenti, va comunque ribadito che le scelte spettano al ct e alla Federazione. E a nessun altro.

Di recente ho letto il libro di Lorenzo Bernardi, La Regola del 9, dove si rivela che in una certa occasione il ct Velasco decise di punire una mancanza di un giocatore escludendolo dalle convocazioni. Alcuni giocatori fecero notare che pur non contestando la decisione, la squadra ne sarebbe uscita indebolita. Allora Velasco non escluse il giocatore, sanzionandolo in altro modo.

Abbandonando il terreno delle opinioni, ascoltando le parole di Paola Egonu al microfono di Maurizio Colantoni nella diretta di Rai2, suppongo che troppa gentaglia ignorante e razzista si sia lasciata andare a commenti che con lo sport e la legittima analisi tecnica della semifinale persa con la Serbia non hanno nulla a che vedere. Un conto è leggere o ascoltare pareri professionali, e per questo sarebbe sempre opportuno leggerli i giornali, (magari a manifestazioni concluse come molti ct facevano). Altro è dar peso e rilanciare parole odiose dettate da motivazioni extra pallavolistiche. E le giocatrici vanno aiutate a comprendere la differenza.