La VAR Video Assistant Referee

Word Games e la VAR. La VAR dedicata ai perdenti e a chi non accetta ciò che succede nella realtà.
Ormai mi sono rassegnato, la maggior parte delle persone segue il calcio ma non lo ama. Come non ama la grammatica, come non sa dove mettere le h, gli accenti e la punteggiatura, questa sconosciuta. E non se ne vergogna perchè espone sui social tutta la sua ignoranza lessicale e grammaticale. Un’ignoranza che sconfina nel calcio e vorrebbe dominarlo, inquinarlo.
Non c’è dominio che tenga, si può vincere con punti e punti di vantaggio un campionato, gol e gol di margine una finale di Coppa o una partita, ma il merito delle vittorie (quelle juventine perchè negli ultimi sei anni, forse sette, sono state quasi una totale esclusiva in Italia) è sempre degli arbitri. Così come le sconfitte (delle altre squadre) sono da attribuire alle malefatte arbitrali. Inutile disquisire, approfondire, spiegare. Perchè non bisognerebbe mai dimenticare che discutendo con un ignorante e scendendo al suo livello alla fine si potrebbe non notare più la differenza.
E chi pensava che la VAR sistemasse le cose o attenuasse le polemiche, sbagliava. Le polemiche proseguono come e più di prima, anzi, con materiali supplementari. Se nemmeno un 4-0 come quello della finale di Coppa Italia impedisce al popolo dei rosiconi di sproloquiare, vuol dire che non c’è salvezza. Tanto vale ignorare simili atteggiamenti e rammentare il dantesco”non ragioniam di lor ma guarda e passa”.
Ecco, si può passare anche senza guardare. Spiace dire che chi sostiene che due dei quattro gol di Juve-Milan erano da annullare di calcio capisce decisamente poco e ha gli occhi foderati di astio, odio e invidia.
E alle stucchevoli interpretazioni anti juventine dell’acronico Var, dedico il mio gioco di parole, Word Games appunto…

VAR
acronimo di
VA(ffan…)R(osicone)
V
a
A
ffan…
R
osicone

http://www.treccani.it/vocabolario/non-ti-curar-di-lor-ma-guarda-e-passa/

CALCIO Juventus-Milan 4-0, doppio poker in Coppa Italia

CALCIO Juventus, Napoli, Inter e la cultura degli alibi