Il logo della Challenge Cup di pallavolo

Ravenna al Pireo, no Challenge no parti…ta.  Forse si sarebbe dovuto fare così, mutuando la frase dello spot Martini.
Stasera al Palasport della Pace e dell’Amicizia di Atene, zona portuale del Pireo, si gioca la finale di ritorno della Challenge Cup tra Olympiacos Pireo Atene e Bunge Ravenna. Non ci sarà il Challenge, che sarebbe il Video Check, ovvero la moviola della pallavolo, un mix tra “occhio di falco” e moviolone. Conta poco che sfogiando il regolamento i si trovi scritto che l’uso del Challenge è facoltativo. Non è un torneo regionale ma una delle tre coppe europee della Cev, come si può permettere che sia facoltativo l’uso del sistema che spesso aiuta a correggere gli errori arbitrali? In una finale è inammissibile. In una finale decisiva che si gioca al Pireo, inaccettabile e vergognoso. Le coppe del volley, spesso, non sono una cosa seria: questo dice la situazione del Pireo tollerata dalla Cev. Ricordando le pesantissime dracme che piovevano in campo in occasione delle finali di Coppa Campioni (che ebbi il piacere e la fortuna di seguire in loco, ammirando i campioni di Ravenna) e il clima che si crea ad Atene quando l’Olympiacos sfida una squadra straniera, fatico a ritenere regolare la finale di stasera e l’assegnazione della Challenge Cup. E non suoni come una scusa, un alibi se Ravenna non dovesse farcela. Si tratta semplicemente di regole di sportività, che la pallavolo troppo spesso ignora. Perché non c’è la moviola ad Atene? Perché la Cev ha accettato che non ci fosse?

Il fatto poi che la finale della Challenge Cup sia priva del Challenge lascia senza parole… Sembra una battuta rubata ad un copione cabarettistico. Roba da sganasciarsi dalle risate. O da arrossire per la vergogna.

Il logo della Porto Ravenna, sponsorizzata Bunge e finalista di Challenge Cup