Diego Mosna, presidente dell’Itas Trento, aveva rilanciato qualche giorno fa la provocazione: «Non partecipiamo alle coppe europee». Dopo i sorteggi in Cev di mercoledi scorso e dopo la decisione di ignorare il secondo posto conseguito nelle finali della scorsa primavera da Perugia e Conegliano, obbligandole addirittura ai turni preliminari, anche il presidente della Lega Pallavolo Femminile, Mauro Fabris, ha espresso il malumore del movimento che rappresenta. Perchè pure nel 2018 le finali delle coppe andranno a incidere pesantemente sui play off, maschili e femminili.
Ecco quanto dichiarato dal presidente Mauro Fabris: «Come
purtroppo è solito capitare negli ultimi anni, i calendari delle Coppe
Europee costringono la Lega Pallavolo Serie A Femminile – così come la
maschile – ad amare riflessioni. In barba ai confronti avuti anche di
recente, presente la FIPAV, con i presidenti di FIVB e CEV, ci troviamo
nuovamente alle prese con un calendario internazionale che rischia di
contrarre l’attività della nostra Serie A, considerata con poche altre
tra le migliori del mondo. Nello specifico, limitando l’analisi alla
sola Champions League, obbligare l’Imoco Volley Conegliano, squadra
vice-campione d’Europa, nonché organizzatrice dell’ultima Final Four
(con notevole esborso economico, pari al ritorno mediatico garantito
alla CEV con un evento di straordinaria partecipazione), a disputare due
turni preliminari, ovvero quattro partite tra ottobre e novembre, per
entrare nella fase a gironi è assolutamente inaccettabile. A favore,
peraltro, di squadre che in Champions League non hanno mai giocato o che
hanno il solo merito di appartenere a nazioni che inspiegabilmente
vantano un ranking migliore a quello italiano».

 «Alla luce di tutto ciò, e su questo ci
siamo già confrontati con la Federazione, ci poniamo convintamente a
difesa del nostro movimento, dei Club e di chi vi investe: prima
dell’inizio della stagione 2017-18, in occasione della prossima
Assemblea di Lega, valuteremo a quali condizioni accettare di
partecipare alle Coppe Europee a partire dalla stagione 2018-19. Se non
cambiano questi atteggiamenti sbagliati di Cev e Fivb, non escludo che ci sia la possibilità per i Club italiani di non
partecipare alle Coppe Europee dalla stagione 2018-19».

Due considerazioni a latere. 1) Se l’Italia non partecipa alle coppe, agli altri Paesi importa poco, avranno più possibilità di vittoria e di posti in final four. Come accadeva alle nostre squadre negli anni olimpici, quando gli squadroni dell’Urss disertavano le coppe europee e i club italiani provavano a rosicchiare un po’ di gloria.
2) E’ sconfortante verificare come l’Italia, nonostante il suo indiscutibile valore globale come movimento e come vittorie negli ultimi 30 anni, non sia riuscita a sviluppare alleanze tali da detronizzare lo strapotere dei singoli dirigenti, in Cev e Fivb, che pensano ai loro interessi più che a quelli del volley. 
3) Valutare l’ipotesi di un’azione di forza, di una rinuncia a scopo offensivo, è un’idea che personalmente prospettai fin dallo scorso decennio. Senza la certezza di raggiungere un risultato concreto. Ma segnale di identità e ribellione che avrebbe potuto condurre a risultati a medio termine.
Sono gli stessi club, quelli almeno che hanno sponsor a visibilità internazionale, che non vogliono rinunciare alla platea europea (anche se minima, eccezion fatta per semifinali e finali) e che preferiscono chinare il capo, o turarsi il naso, per non entrare in conflitto diretto con gli organismi che stanno depauperando e sfasciando questo sport.