Addio a Donato Sabia, campione pulito e sfortunato

Donato Sabia se n’è andato a soli 56 anni. E’ stato ucciso dal Covid-19 che si era già portato via il papà, mentre la mamma e la sorella hanno contratto il virus in forma meno violenta. L’ex mezzofondista azzurro, sposato e padre di due figlie, era ricoverato all’Ospedale San Carlo di Potenza, dove era giunto in condizioni purtroppo già compromesse. Era presidente del Comitato Regionale Fidal della Basilicata. “Una tragedia nella tragedia -ha detto il presidente della Federatletica, Alfio GiomiDonato era una persona a cui non potevi non voler bene”.
La fortuna gli è sempre stata lontana, quando correva e ora in questo drammatico epilogo, in una Lucania che avrebbe teoricamente dovuto restare una zona lontana e meno colpita dal contagio. Ma è evidente che la “fuga” dalle zone rosse deve aver portato anche a Potenza persone contagiate.
Donato Sabia è stato uno dei più grandi e talentuosi mezzofondisti dell’atletica italiana, ma del suo valore non c’è traccia adeguata negli albi d’oro e nei medaglieri. Campione europeo indoor a Goteborg nell’84, nella stagione che lo vide poi partecipare alla prima delle due finali olimpiche corse negli 800 metri: a Los Angeles (quinto posto) e poi a Seul ’88 (settimo posto). Il suo 1’43’88 siglato in una memorabile serata a Firenze, quando sugli 800 metri batté anche Juantorena, è ancora la terza prestazione italiana di sempre nel doppio giro di pista, alle spalle di Fiasconaro e Longo. Ma Donato andava forte anche sui 400 metri, e nella prima edizione dei Mondiali, ad Helsinki 1983, colse il quinto posto con la staffetta 4×400. Lo si ricorda anche per la fiera protesta, tradottasi in uno sciopero prima dei Giochi di Seul, contro l’esclusione della staffetta dall’Olimpiade. Sull’anomala distanza dei 500 metri siglò un record che ha resistito per ben 29 anni.

Sabia disse no al doping

Non posso che unirmi al coro di chi ne piange la scomparsa. Avevo iniziato a seguire l’atletica da pochi anni e il suo nome era in cima alla lista delle grandi speranze della nostra atletica. Ma non riuscì ad ottenere i risultati che valeva, e che avrebbe meritato, a causa degli infortuni che puntualmente lo frenavano nella sua ricorsa alla prestazione.
Rare le stagioni in cui non dovette fermarsi e ripartire a causa di problemi fisici.
Si allenava a Formia (seguito dal professor Vittori e da Sandro Donati), dove in pratica viveva gran parte dell’anno (era amico di Pietro Mennea, condividendo allenamenti e sacrifici), senza lasciarsi abbattere dalla frustrazione di non riuscire a gareggiare ad alto livello con continuità. Ragazzo fondamentalmente semplice e modesto, anche nei momenti più difficili riusciva ad essere cortese e gentile, con le parole e con lo sguardo dei suoi occhi buoni. Uno di quegli atleti che era sempre un piacere intervistare, al telefono o faccia a faccia. Garbato, umile, gentile.
Ma quando c’era da puntare i piedi e dire dei no a chi gli proponeva di rinnegare la sua identità di atleta pulito, lo fece con determinazione. Rifiutò ogni tentazione doping in anni in cui era invece facile prendere quella scorciatoia illegale. Anche per questo rimase spesso ai margini, pagando il fatto che ad allenarlo fosse Sandro Donati, che per lui ha sempre nutrito stima e ammirazione incondizionate.
Tutto quello che ha ottenuto, è stato grazie alla sua strapotenza. Aveva una notevole potenza muscolare, combinata ad una fragilità tendinea” ha ricordato Sandro Donati. Tanto allenamento, poi quando raggiungeva l’apice della forma, si bloccava spesso per un infortunio.

Donato Sabia, morto a Potenza a causa del Covid-19
Donato Sabia

Quando a Firenze battè Juantorena


Leandro De Sanctis

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