Sembra incredibile ma ieri sfogliando La Repubblica e leggendo uno dei tanti articoli/commento dal taglio acido che hanno come bersaglio il Comune di Roma, mi è quasi andato di traverso il cappuccino… Un commento dal titolo Il muro che scherma il potere dei 5 stelle (tutto in carattere maiuscolo come l’ignoranza grafica contemporanea mischiata con la dislessia giornalistica troppo spesso impone) si concludeva in questo modo, con una citazione cinematografica tra le più celebri.

Viene da citare Humphrey Bogart in Quarto Potere: “Questa è la stampa, bellezza. E tu non ci puoi fare niente”.

Cooooooosaaaaaa???!!!

Clamorosa gaffe. Come ogni cinefilo sa, la citazione appartiene ad un altro film, uscito in Italia con il titolo L’ultima minaccia, e non certo a Quarto Potere di Orson Welles, uscito undici anni prima, nel 1941, che non aveva Bogart nel cast.

La citazione tradotta è: “È la stampa, bellezza, la stampa. E tu non ci puoi fare niente… niente”.

Scambiare Quarto Potere con L’ultima minaccia, Orson Welles con Humphrey Bogart non è svarione secondario. La frase è talmente famosa. Se uno la cita è perchè ha visto il film e la conosce, non so come sia stato possibile incappare in una simile gaffe. Sbagliare si sbaglia tutti, per carità, ma una volta il giornalismo insegnava che una citazione si controllava, prima di mandarla in stampa. E oggi con il web, bastano pochi secondi e un paio di clic. Ma allora è proprio vero, la stampa non è più la stampa di una volta, anche in testate così importanti. Il ruolo di denuncia che quel film mostrava in maniera affascinante e che conquistò generazioni di aspiranti giornalisti, è evaporato, sciolto nel marasma delle convenienze politiche. Il giornalismo non abita più qui, salvo rare eccezioni.

L’ultima minaccia ( titolo originale Deadline USA, regia Richard Brooks, 1952, con Humphrey Bogart)