Apache La vita di Carlos Tevez | Recensione

Apache. La vita di Carlo Tevez. Il palinsesto di Netflix dedica attenzione anche al mondo del calcio, ci sono serie dedicate ad esempio al Boca Junior e al River Plate, alla Juventus e al Sunderland. Ma la serie tv che mette in scena la vita di Carlos Tevez è qualcosa di realmente diverso. Ma guai a pensare a un prodotto rivolto solo a calciofili. La serie su Tevez è anche, se non soprattutto, uno spaccato su una città come Buenos Aires, nelle cui periferie estreme la vita era difficile e violenta. Racconta dell’amore per il calcio, del piccolo Carlitos e degli argentini. Mostra le difficoltà e i pregiudizi che chi veniva da quelle favelas incontrava perfino con gli stessi argentini benestanti o semplicemente borghesi.
Si parla dell’infanzia vissuta dal campione, della sua famiglia, del cammino percorso per coronare il suo sogno calcistico. Una storia che definire difficile e tormentata è poco. Dal barrio di Fuerte Apache alla massima ribalta del calcio. Una lunga carriera (705 partite, 298 reti) che dall’Argentina l’ha portato a giocare in Brasile, Inghilterra, Itali e Cina. Dal Boca Junior (dove debuttò a 15 anni) alla Juventus (50 gol in 96 partite), passando per Corinthians, West Ham, Manchester United, Manchester City, con epilogo allo Shanghai Shenhua, prima di far ritorno al Boca Junior. E naturalmente la nazionale argentina, in ogni categoria, con cui vinse l’Olimpiade di Atene 2004

Il romanzo del giovane Tevez, anni 80

A otto anni era già stregato dal calcio. La serie Tv che racconta la nascita del campione argentino parte proprio dall’inizio, dall’incidente domestico che gli fa rischiare la vita (nel film gli si rovescia addosso il contenitore bollente del mate,  l’infusione preparata con le foglie di erba mate, una pianta originaria del Sud America. Tevez ha il volto, la simpatia e il carattere di Balthazar Murillo, ma tutto il cast offre una rivisitazione dei caratteri convincente ed empaticamente avvincente. La madre naturale, non proprio una donna psicologicamente stabile, che lo lascia crescere alla sorella. Lo zio Segundo che diventa il padre che non ha avuto, perché il suo è stato ammazzato. La nuova mamma che lo sente figlio suo a tutti gli effetti. L’amicizia con Uruguagio, le partitelle sui campetti del quartiere, il grande amore per il pallone. E ben presto tutti gli predicono che sarà il suo futuro. Ma la vita di Tevez è un miracolo, se si pensa alle sue vicissitudini da neonato, al clima di delinquenza che si respirava nel quartiere, dove si poteva finire ucciso da pallottole vaganti, dove anche la Polizia non andava volentieri perché le bande assaltavano perfino le caserme. Una Buenos Aires di periferia, favelas caratterizzate dalla violenza, dalle armi, dalla droga. Sarebbe bastato un niente per morire giovane o prendere una strada diversa dal calcio. Un ruolo importante lo ebbe proprio Segundo, che lo marcava stretto e dava l’esempio di fondamentale rettitudine.
Bello vedere il cammino del giovane Tevez, il suo amore viscerale per il Boca Junior, approdo per una vita migliore.
I tifosi juventini ricorderanno come dopo ogni gol, l‘Apache sollevava la maglia mostrandone una bianca sotto, con la dedica ad un barrio di Buenos Aires. Guardando la serie, se ne comprendono le ragioni. Si capisce perché anche quando è diventato milionari, Tevez non ha mai dimenticato le sue origini e il Boca Junior.
Più che alle sue ammissioni riguardo la finale di Champions League persa dalla Juventus con il Barcellona nel 2015 (“Pensavo soprattutto al Boca Junior, volevo tornare”), penso alla gioia che mi dette vederlo giocare per due anni in bianconero. Un autentico guerriero che fece tante volte la differenza, con la serata di Dortmund tra i ricordi indimenticabili_ i suoi due gol, l’assist per la rete di Morata. In un’epoca in cui le bandiere nel calcio non esistono più, indipendentemente dal tifo, l’amore di Tevez per il Boca può essere un valore per tutti coloro che credono nel significato di appartenenza ad un club.

Balthazar Murillo e Carlos Tevez
Balthazar Murillo e Carlos Tevez

La biografia di Carlos Martinez Tevez

Quando la madre era al settimo mese di gravidanza il padre biologico, Carlos, viene ucciso a colpi di arma da fuoco e, non potendolo mai conoscere, il neonato venne battezzato appunto con il nome del genitore scomparso. Nato come “Carlos Martinez”, viene abbandonato dalla madre biologica, Fabiana Martínez, a soli tre mesi. A dieci mesi è vittima di un grave incidente domestico: gli cade sul viso l’acqua bollente di un bollitore. Viene portato in ospedale avvolto da una coperta di nylon che, scioltasi, aggrava ancora più le ustioni di primo e secondo grado. Resta per due mesi in terapia intensiva. Porterà per sempre i segni dell’incidente su viso, collo e petto. Quando si riprese Carlos venne affidato agli zii materni, Adriana Martínez e Segundo Tévez. Insieme vivevano al primo piano della Torre 1 del quartiere Ejercito de los Andes, a pochi metri dal temuto Nudo 14: proprio perché il barrio dov’è cresciuto, veniva anche detto Fuerte Apache (dal film con Paul Newman, Fort Apache, The Bronx), fin da bambino Carlos è soprannominato l’Apache

Apache la vita di Carlos Tevez, la scheda

APACHE LA VITA DI CARLOS TEVEZ – Serie Tv, Argentina. Interpreti: Balthazar Murillo,Vanesa González, Alberto Ajaka. 8 puntate con durata dai 43 minuti ai 51 minuti. * vista in versione originale

Apache La vita di Carlos Tevez, trailer

Le canzoni dedicate a Carlos Tevez

Tevez, i suoi 39 gol in Serie A con la Juventus

Tevez verso la finale Champions League 2015

https://www.youtube.com/watch?v=S1ZSzpgLHdQ


Leandro De Sanctis

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