La Lube Civitanova campione d’Italia 2019, foto LEGA PALLAVOLO

 De Giorgi, il collante della Lube  Il patron Fabio Giulianelli non ha mai avuto dubbi. In estate presentando la nuova Lube confessò pubblicamente la convinzione di aver assemblato la sua «squadra più forte di sempre in ventotto anni di storia del club, un Dream Team». Nomi altisonanti, tanti campioni e un giovanissimo rampante come il libero Balaso. Ma una squadra non è un album delle figurine o una semplice selezione di stelle. Per far decollare questo Dream Team c’è voluta la pazienza di aspettare, c’è voluto il fattore Fefè, strappato al suo club polacco per tornare a casa. Perché fu proprio lui, De Giorgi, a portare nelle Marche il primo scudetto, soffiato alla fine di un’altra memorabile serie, all’allora favoritissima Sisley Treviso. 

Quella volta accadde il contrario: le finaliste perdevano in casa e vincevano in trasferta, ma nello spareggio di Pesaro, un SuperBowl ante litteram per il volley italiano, fu trionfo totale, nel risultato e per il pienone di spettatori.

La messa a punto del Dream Team marchigiano è stata graduale, perchè per costruire le grandi squadre serve tempo, un aspetto che nello sport del tutto e subito si tende troppo spesso a dimenticare. 

Anche i grandi campioni hanno bisogno di conoscersi, con le loro caratteristiche, i loro pregi, le loro debolezze, anche di uomini prima che di giocatori. Quando è arrivato Fefè De Giorgi in panchina la squadra non era ancora riuscita a trovare la quadratura del cerchio e il nuovo palleggiatore, il fuoriclasse brasiliano Bruno, cercava ancora la chiave d’accesso per il decollo. 

Ecco, De Giorgi, che è stato palleggiatore in campo fino a 40 anni, è stato l’elemento fondamentale per aiutare Bruno a prendersi la squadra, a farla diventare più concreta. «Bruno è un ragazzo eccezionale e non lo devo certo scoprire io, è un grande lavoratore, devi cacciarlo dal palasport per farlo smettere di allenarsi». «Venire alla Lube è stata una sfida grandissima, Fefè è una persona speciale per me, mi ha messo in testa solo cose tattiche e tecniche».

La crescita spesso passa anche attraverso brucianti delusioni, amare sconfitte che negli ultimi mesi la società ha avuto il merito di valutare correttamente, senza isterismi. E ieri sera a Perugia ha raccolto i frutti perché la Lube è riuscita finalmente ad essere ciò che il suo petenziale prometteva.  

Perché per domare la Sir Perugia ci voleva un’impresa: battere una squadra che pianta 15 ace (7 di Leon) non è cosa che accade spesso. Ma la Lube ha vinto lo scudetto e gli ultimi decisivi tre set con il muro (19 punti con sette giocatori diversi) e giocando da vera squadra. Portare al tie-break un Perugia che ha pensato troppo presto di avercela fatta ha mandato in tilt le certezze degli umbri, che si sono innervositi uscendo dalla partita.

Alla fine della stagione italiana tre delle quattro grandi hanno alzato un trofeo: Modena la Supercoppa, Perugia la Coppa Italia, Civitanova lo scudetto. Aggiungiamo il Mondiale di club vinto da Trento ed ecco che l’annata pallavolistica non ha lasciato nessuno a mani vuote: le quattro grandi che stanno caratterizzando il volley nostrano non hanno tradito le aspettative. L’ideale per non disperdere entusiasmi e piazze importanti.

Può essere la settimane delle rivincite per la Lube, che un anno fa perse le finali scudetto e di Champions con Perugia e Kazan. Sabato a Berlino, Civitanova cercherà di mettere le mani anche su quella Champions League che vinse una sola volta, nell’ormai lontano 2002. 

Fefè De Giorgi più maturo

Fefè De Giorgi, l’allenatore del primo e dell’ultimo scudetto della Lube. Salentino di Squinzano, 57 anni, da allenatore, con la Lube ha vinto il doppio degli scudetti conquistati da giocatore. Come è cambiato dopo tredici anni, da quel pomeriggio di Pesaro alla serata di Perugia?

«Il tempo trascorso mi ha dato maturità. Soprattutto l’esperienza di allenare all’estero apre la menta, di mette in contatto con altri tipi di giocatori e situazioni, altre realtà. E tutto va ad arricchire il bagaglio tecnico culturale». La Lube ha svelato il suo potenziale nella serata più importante, esprimendosi al meglio con il contributo di tutti. Ora una giornata di riposo e poi a Berlino inseguendo la Champions League. La finale con lo Zenit Kazan sarà una specie di…gara6, peseranno le tossine o l’entusiasmo tricolore farà volare la Lube?

«Dovremo usare l’entusiasmo, perché è vero che Kazan ha avuto dieci giorni per riposare e noi no, però è anche vero che noi abbiamo mantenuto elevata l’attenzione e abbiamo preso il ritmo di partite così importanti» 

** Testo pubblicato dal Corriere dello Sport di giovedì  16 maggio 2019