Filippo Tortu all’Olimpico (10″04)  nella gara dei 100 vinta da Ronnie Baker in 9″93 Foto FIDAL

Atletica Tortu e il Golden Gala spartiacque. Dopo il 100 metri di ieri sera allo Stadio Olimpico il velocista brianzolo di origini sarde è entrato in un’altra dimensione. Il terzo posto in 10″04, alle spalle dello statunitense Ronnie Baker (mondiale stagionale e personale con 9″93) e del francese Vicaut (10″02) primatista europeo con 9″86, rappresenta un risultato straordinario, considerate le condizioni in cui è maturato. Non solo perché i 100 si sono corsi con quasi mezzo metro di vento contrario e un tasso di umidità al 69%. La dimensione della Diamond League proponeva un 100 altamente competitivo: tra i nove partecipanti, solo la coppia azzurra Tortu-Jacobs  aveva personali sopra i 10 secondi. Insomma era un vero esame di laurea sportiva e Tortu lo ha brillantemente superato, con voti elevati a 360 gradi, anche se lui stesso, severo ed esigente con se stesso, ha spiegato che non è stata una gara perfetta. Cosa peraltro più che comprensibile e normale.
Tempo  di reazione 0.143, sesto dei nove.
Partenza: non eccellente ma nemmeno poi troppo lenta, anche nel giudizio di velocisti del passato, oltre che dello stesso Filippo.
Progressione: Tortu ha disputato la seconda metà gara recuperando i metri di svantaggio e rimontando inesorabilmente, un finale in crescendo negli ultimi quaranta metri, quando la sua accelerazione si è distesa, ma soprattutto negli ultimi venti. Lasciando intuire e confermando le sue qualità di duecentista, l’approdo naturale da costruire sui 100 metri.
Il tuffo finale
: secondo l’ex sprinter Stefano Tilli, che ha promosso senza riserve la sua gara e pronosticato grandi tempi futuri,  si è tuffato un po’ in anticipo, perdendo centesimi preziosi. Ne avrebbe guadagnati spingendo ancora prima di…allungare il collo verso la linea del traguardo. Osservazione interessante su cui Tortu e il suo allenatore (il papà Salvino) potranno meditare per un’analisi del gesto finale ed eventuali aggiustamenti.
Ma la risposta forse più importante che ha fornito a mio avviso Filippo, è stata sul versante dell’agonismo. Tortu ha dimostrato di saper esaltarsi e dare il massimo quando il compito è difficile. Gli avversari di valore, sulla carta quasi tutti più forti di lui, sono stati il fertilizzante migliore per farlo rendere al massimo.
E di questo non avevo dubbi, al punto che nel sondaggio pre gara effettuato dall’amico e collega Walter Brambilla, non avevo avuto remore nello sbilanciarmi, pronosticandogli il 10″01 con cui avrebbe uguagliato numericamente il primato italiano di Pietro Mennea. Sapevo che l’ambiente non sarebbe stato atmosfericamente ideale, ma contavo proprio sulle qualità agonistiche dello sprinter juventino.
Detto che la sua corsa ha entusiasmato anche un grande dello sprint mondiale come Donovan Bailey e che c’è unanimità nel predire un luminoso futuro e grandi tempi, specialmente sui 200 metri, al lombardo, vanno sottolineate le caratteristiche umane e comportamentali di Tortu.
Filippo compirà 20 anni il prossimo 15 giugno e il papà coach ha detto di lui che è il figlio che ogni padre vorrebbe avere. Sembrerebbe un ragazzo di altri tempi: ama la musica italiana degli anni ’70, da Lucio Battisti a tanti altri che 99 giovani su 100 nemmeno sanno più chi sono. Al cinema predilige la commedia italiana, nelle forme più easy, considerando Christian De Sica, l’attore che vale assai più di quanto non dicano i suoi cinepanettoni dio successo, il suo artista prediletto, capace di farlo emozionare. Ecco, le emozioni: lo assalgono se stringe la mano a Cristian De Sica, lo catturano se ha davanti Papa Francesco, a cui dà la mano per poi fare il rituale selfie. Fra la stretta di mano al Pontefice e l’autoscatto con Papa Bergoglio c’è la sintesi di questo campione che sta sbocciando.
Quando la telecamera ha scrutato i volti dei velocisti in procinto di accucciarsi sui blocchi, mentre ad esempio Marcell Jacobs tradiva emotività, Filippo sembrava imperturbabile, quasi racchiuso in una dimensione che lo manteneva al riparo delle emozioni.  Sicuramente freddo nel modo giusto.
E fa sensazione definire glaciale un ragazzo che invece ha saputo dimostrare di lavorare con straordinaria serietà per diventare un campione, ma senza perdere di vista la vita normale. Un ragazzo dei nostri giorni che sembra avere un cuore antico, serio e paziente, rispettoso del passato, degli avversari e di chi lo assedia per parlargli. Ancora capace di mantenersi spontaneo e genuino come la sua età impone, ma dimostrando idee chiare e personalità. La speranza e l’augurio è che niente e nessuno possa cambiarlo sotto questo aspetto.
Alla vigilia del Golden Gala accanto a lui era seduto Coleman, che pareva chiedersi, ma chi sarà questo atleta bianco che non conosco? Beh, ora anche Coleman ha imparato chi è Tortu e magari penserà con un filo di inquietudine chi potrà diventare.
Penso che il Golden Gala 2018 sia stato lo spartiacque della carriera di Filippo Tortu, perché la sua volata, la sua rimonta, il suo tempo, lo hanno proiettato in una nuova dimensione, nella quale si è ritrovato in virtù delle sue qualità, delle sue doti e del coraggio agonistico che gli appartiene. E’ probabile che ora fioccheranno gli inviti nei meeting per la nuova speranza bianca dopo Lemaitre (anche se a me non piace questo continuo insistere sul colore della pelle degli atleti) e sapersi gestire come padre e figlio hanno fatto fino ad oggi, sarà indispensabile per non bruciarsi.

Concludendo il discorso sul Golden Gala in chiave italiana, applaudito il personale della Folorunso sui 400 hs (55″16), inevitabile il dispiacere per le difficoltà palesate da Alessia Trost nel salto in alto. Questa ragazza sta faticosamente cercando di ritrovarsi ma ancora non ha saputo concretizzare con un risultato soddisfacente il suo lavoro e i suoi cambiamenti. Sulla stessa pedana che ha visto la russa Mariya Kuchina salire al mondiale stagionale (2,02) con la quarantesima vittoria consecutiva, quattordicesima nella Diamond League come la Vlasic, si è rivelata Elena Vallortigara, riemersa finalmente dopo sette anni di guai fisici. Ha chiuso con 1,94 ma a quota 1,97, nel primo tentativo, ha mancato di un soffio il superamento dell’asticella che le avrebbe regalato il personale. Ma l’impressione è che sia solo questione di tempo per lei.