Per chiunque abbia a cuore la pallavolo italiana, assistere al massacro della Nazionale femminile nei quarti di finale degli Europei (ad opera dell’Olanda), è stato un colpo al cuore. Esattamente come lo scorso mese veder brutalmente eliminata la Nazionale maschile, sempre agli Europei. In Polonia la disfatta contro i belgi, in Azerbaigian l’impotente figuraccia contro le olandesi.
La cosa più brutta che accomuna il doppio 0-3 è il modo in cui le maglie azzurre hanno sventolato bandiera bianca. C’è modo e modo di perdere e anche ieri a Baku l’Italdonne si è arresa con gli occhi spenti e la mente scollegata. Si possono iniziare set fondamentali di un campionato d’Europa in quel modo?
Terrei alla fine, nei titoli di coda, gli elementi pure importanti che hanno zavorrato le ambizioni di questa giovane Italia: l’assenza della palleggiatrice titolare Lia Malinov e della schiacciatrice Miriam Sylla. Dirlo ora suona come un alibi, e il maestro Velasco insegnò a tutti che nascondersi dietro gli alibi non è il modo migliore per arare il terreno della vittoria. Ma Velasco diceva anche: Chi vince festeggia, chi perde spiega. Ecco, ora ci attenderemmo una spiegazione, tecnica e non solo, sul perché anche l’Italdonne abbia fatto flop. Per capire cosa ha prodotto ciò che si è visto a Baku, anche se solo in Tv. Preparazione sbagliata? Condizione fisica non ottimale? Errori del ct Mazzanti? Fragilità psicologica individuale e collettiva? Forse un po’ di tutto questo.
Fatto sta che l’Italvolley femminile ha incassato la terza eliminazione consecutiva nei quarti di finale degli Europei, come nel 2013 (ko con le serbe) e nel 2015 (ko con le russe). L’ultimo podio resta quello della Nazionale di Massimo Barbolini, a Lodz nel 2009, una cavalcata entusiasmante che ebbi la fortuna di vivere sul campo.
Sarebbe ora sbagliato rimangiarsi le parole di speranza che hanno accompagnato la nascita di questa giovanissima Italia. La missione finale deve portare all’Olimpiade di Tokyo e la crescita generale potrebbe passare anche per quest’ennesima delusione europea. Ma per farne tesoro bisognerà capire (e spiegare, perché no?) le ragioni del fallimento.
Il paradosso della stagione è che sia gli azzurri che le azzurre hanno fallito gli Europei ottenendo invece gratificanti secondi posti a livello mondiale. Le donne nel Grand Prix (finale persa col Brasile) gli uomini della Grand Champions Cup (alle spalle del Brasile) dopo la peggiore World League della storia.

https://www.vistodalbasso.it/2017/09/28/volley-lequazione-deuropa-boccia_28/