Le Mans '66 la grande sfida
Le Mans ’66 La grande sfida

Le Mans ’66, la grande sfida Ford-Ferrari al cinema. La tuta bianca con le righe verticali e lo stemma Gulf indossata da Steve McQueen era l’immagine di Le Mans al cinema dal 1971. Ora arriva una produzione di alta qualità a rappresentare il primo atto della storica rivalità tra Ford e Ferrari, che trovò proprio nella 24 ore di Le Mans il teatro di un duello che era molto più che una semplice corsa automobilistica.
Il cinema arricchisce, interpreta, ma i risultati restano quelli della realtà, anche se il viaggio si percorre con fantasia funzionale. Va detto subito che alla riuscita del film danno un contributo straordinario gli attori, Christian Bale (soprattutto) e Matt Damon, ma anche gli attori non protagonisti.
Non sono d’accordo con chi non si è curato di evitare spoiler. Non è che tutti gli spettatori sappiano per forza come andarono le cose a metà degli anni ’60 nell’automobilismo in voga allora. Non che la Formula 1 non fosse importante allora, ma le corse di durata, i prototipi che somigliavano maggiormente al concetto di automobile, sia pure con ben altri design e potenze, erano seguitissimi e non meno popolari. E spesso i piloti correvano in entrambe le categorie, come il pubblico meno giovane potrà ricordare.
Per elogiare un film che ha gli immancabili momenti di prevedibile e perdonabile sintassi modello americanata, non occorre svelare la trama. Piuttosto ne va consigliata, una volta di più, la visione nella versione originale, perché Bale e Damon valgono da soli il film.
Christian Bale in particolare è semplicemente straordinario nel donare sfumature caratteriali significative al suo Ken Miles, pilota inglese naturalizzato statunitense. Enorme talento di pilota ma anche di collaudatore, di uomo che ascoltava i motori carpendone debolezze e potenzialità. Un talento che poi in pista, al volante, completava il quadro, superiore a tutti gli altri. L’uomo che con la Ford nello stesso anno, 1966, avrebbe realizzato una entusiasmante tripletta nelle corse di durata, da Sebring a Daytona, fino appunto alla grande sfida di Le Mans. Erano gli anni in cui i bolidi da corsa andavano a fuoco e i piloti morivano nei roghi, se non riuscivano a catapultarsi fuori dall’abitacolo.

Storia di uomini cocciuti

Non sono un appassionato di automobilismo. Lo fui da ragazzo e fino alla fine degli anni ’70, nella scia di un mio grande amico che al contrario andava pazzo per prototipi e Formula 1. Ma poi crescendo, quando la parola Ferrari assunse un significato diverso da quello che romanticamente avevo creduto avesse, sono arrivato a non considerare come uno sport così affascinante l’automobilismo.
Per questo il giudizio su Le Mans ’66 è esclusivamente cinematografico. E il film funziona, è fatto bene (anche se forse i non appassionati avrebbero risparmiato qualche minuto di riprese di gare) e interpretato meglio.
Gli ingredienti ci sono. C’è una grande storia: il duello tra uomini in pista e soprattutto fuori, lo scontro tra “vecchi” che in comune hanno arroganza e la presunzione di essere i migliori, non a torto aggiungo. Ma funzionano anche gli elementi di contorno e alleggerimento: la famiglia, la moglie e il figlio di Ken Miles.

Remo Girone è Enzo Ferrari

Chi vedrà la versione originale apprezzerà che Enzo Ferrari (interpretato da Remo Girone) e l’ingegner Gozzi (Corrado Invernizzi) parlano in italiano anche al cospetto degli emissari della Ford arrivati a Modena per acquisire la società (ma Ferrari respinse l’offerta della Ford quando comprese che non avrebbe più avuto il controllo sulle corse, e scelse di cedere alla Fiat). Henry Ford II ed Enzo Ferrari, la Ford e la Ferrari, la Casa che faceva le macchine e la Casa che vinceva le corse. Il film di James Mangold accende senza indulgenza i riflettori sui due personaggi, rappresentando due modelli assai diversi di gestione. Ma si potrebbe riassumere il tutto con le parole competenza e incompetenza, burocrati e operai specializzati.

Il tifo rovesciato e le riprese mozzafiato

Per il pubblico italiano il film è quasi… sacrilego. Nella patria della Ferrari racconta una storia in cui la Ferrari è l’avversaria e si fa il tifo per la Ford, anche se soprattutto per il pilota Ken Miles. In pista i suoi rivali hanno i mitici e sfortunati nomi di Ludovico Scarfiotti, Vincenzo Bandini, entrambi in seguito tragicamente periti in pista (quante lacrime vivendo quelle tragedie!).
Il regista James Mangold è stato bravo, con le sue riprese mozzafiato e la telecamera soggettiva nell’abitacolo del pilota, a mostrare la follia di un’auto lanciata a 300kmh. Nel caso di Le Mans su una pista che non è nemmeno un tracciato da autodromo, magari al buio e sotto la pioggia che non fa più vedere nulla.
E lo stupore terrorizzato, il panico di Henry Ford II quando per la prima volta sale sul bolide, rappresenta meglio di ogni altra cosa la differenza che passa tra chi decide a tavolino su cose che non conosce, e chi rischia la pelle ogni volta che preme il pedale del gas.

La scheda del film

LE MANS ’66 LA GRANDE SFIDARegia: James Mangold. Interpreti: Matt Damon, Christian Bale, Jon Bernthal, Caitriona Balfe, Tracy Letts, Remo Girone, Josh Lucas, Noah Jupe, Wallace Langham. Stati Uniti 2019. Durata: 2h32′. * Visto in edizione originale con sottotitoli in italiano.

https://it.motor1.com/news/381582/lemans66film-info-utili-ford-ferrari-cinema-14novembre/

Trailer originale

Trailer italiano

Ken Miles, la scheda

https://it.wikipedia.org/wiki/Ken_Miles

Carroll Shelby, la scheda

https://it.wikipedia.org/wiki/Carroll_Shelby