IL PIANETA IN MARE – Regia: Andrea Segre. Durata 93′. Prodotto da Zalab Film con Rai Cinema e Istituto Luce.

Per un secolo Marghera è stato sinonimo di tante cose, non tutte belle. A pochi chilometri da Venezia è stata la parte della Laguna di cui non vantarsi. Il Petrolchimico, gli altiforni, le ciminiere delle raffinerie, la lavorazione dei materiali, la costruzione delle navi. Un porto che da una parte ha dato da mangiare a migliaia di lavoratori, dall’altra ha prodotto veleni pagati a caro prezzo da chi ha lavorato e vissuto nella zona.
Marghera, un pianeta industriale, un pianeta in mare appunto, ora dismesso ma non completamente, sospeso tra un passato incancellabile e caratterizzante e un futuro ancora incerto e indefinito.
Il film documento di Andrea Segre, Il pianeta in mare, conduce nel ventre di Marghera, anche in luoghi sconosciuti e mai mostrati prima. Un viaggio che si apre con una splendida immagine da cartolina della sea-line di Marghera, quasi poetica verrebbe da dire, se la realtà non fosse diversa e complicata.
Tra le centinaia di container delle grandi navi intercontinentali c’è ancora traccia di vita lavorativa a Marghera, che accoglie lavoratori provenienti da sessanta diversi Paesi. La nuova tecnologia, le porzioni di navi costruite e assemblate, le gru, i metalli, le saldature, la tecnologia che si è impadronita del passato.
Ma Il pianeta in mare è anche altro, che trascende perfino la realtà di Marghera, perché la racconta attraverso le parole (e le canzoni cantate dai “veci” come dai lavoratori migrati) degli operai, veneti e stranieri, dipingendo un quadro realistico che vale più di mille manifesti politici e di economia. Migranti che lavorano e mantengono le famiglie lontane. Una storia che l’Italia conosce bene ma che ha voluto dimenticare. Camionisti, manager e anche la cuoca Viola con la sua trattoria diventano testimonianze preziose di ciò che è stata Marghera e di quel che ne resta oggi. Dai guadagni dell’epoca d’oro ai pasti a 20 euro prezzo fisso per le serate karaoke. Con l’illuminante ignoranza di chi candidamente loda il leader turco Erdogan perché si insomma, “ha fatto quelle robe li, ma a Istanbul funziona tutto, ci sono le strade a tre corsie”. Come quando “i treni arrivavano in orario” …
Ma questa varietà di testimonianze, anche commoventi, semplici e genuine come le immagini di repertorio dell’Istituto Luce che mostrano gli operai a fine turno nelle varie epoche, fino a oggi. In fondo non poi così diverse passando dal bianco e nero al colore. Se allora e per decenni si è creduto al miracolo di Marghera, oggi si dovrebbe fare qualcosa per aiutarla a rinascere, a riconvertirsi su altre basi. Come meriterebbe.

Andrea Segre

” Negli ultimi due anni a chiunque io abbia detto che stavo lavorando ad un film su Marghera la risposta era sempre: “Ah, perché esiste ancora Marghera?”. Le tante ferite e le tante crisi che hanno attraversato questa zona industriale, come molte altre in Italia, hanno costruito una grande rimozione nazionale. Crediamo che in quegli spazi non ci sia più nulla, più nessuno. Invece non è così. Un regista di cinema documentario ha un importante compito: portare le persone lì dove non possono o non vogliono entrare. Il Pianeta in mare nasce per questo”.

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Il trailer