Il Grande Blek torna in edicola. Ormai è acclarato che il pubblico dell’edicola non è composto da giovanissimi di oggi, ma per lo più da chi giovane, ragazzo, bambino, lo è stato…qualche anno fa. Ed ecco che grazie all’iniziativa editoriale della Gazzetta dello Sport e del Corriere della Sera gli appassionati del Grande Blek potranno rileggersi le avventure di un eroe indimenticato, un salto indietro nel tempo per ricordare come eravamo, cosa leggevamo, per quali avventure si palpitava aspettando l’appuntamento in edicola. La novità è che il Grande Blek torna a colori, per riproporre il fascino dei tempi andati, quando i ragazzini leggevano su carta e giocavano tra loro.
Non aggiungo altro, se non l’invito a leggere il bell’articolo di Fausto Narducci che ha presentato l’iniziativa sulla Gazzetta dello Sport. Da Kinowa a Capitan Miki, dal Grande Blek al successivo Il Comandante Mark, che affiancavano i celebri Tex e Zagor. Quanto era ricco il mondo dei fumetti. E chissà che dopo il Grande Blek non tocchi ad altri l’onore della ristampa, magari a Capitan Miki (con la strana coppia dottor Salasso e Doppio Rhum).

Il Grande Blek a colori in edicola

di Fausto Narducci

I ragazzini degli anni 50 e 60 all’uscita da scuola si dividevano su tante cose ma soprattutto sul fumetto preferito: è più forte Capitan Miki o il Grande Blek? Topolino era riservato ai più piccoli e Tex ai più grandi mentre chi muoveva i primi passi in un mondo western di fantasia trovava irresistibile il fascino di questi due «campioni» scaturiti — lo avremmo scoperto da adulti — dal talento creativo dei disegnatori-sceneggiatori della Essegesse, acronimo di Giovanni Sinchetto, Dario Guzzon e Pietro Sartoris. Prima con Miki (nato nel ’51) e poi con Blek questo trio di maestri del fumetto aveva messo nero (le chine) su bianco (la carta in formato striscia) la grande intuizione di proporre ai ragazzi non più eroi drammatici e sofferenti ma fratelli maggiori. Nei fumetti Essegesse i quadretti comici avevano una parte preponderante e anche i colpi di pistola, senza quasi mai uccidere, erano stemperati da una narrazione alla portata di tutti: il massimo dell’esclamazione di Blek era «Corna d’alce» e gli odiati inglesi urlavano tutt’al più «Goddam». I cattivi avevano il volto di…cattivi: digrignavano i denti, mostravano un naso adunco, non sorridevano mai e li riconoscevi subito. Era facile identificarsi con i buoni, belli e gentili.

Per quanto riguarda il Grande Blek, in verità il primo a imporsi era stato nel luglio ’53 il suo compagno di avventure Roddy Lassiter, un piccolo Trapper affiancato dal mountain man Black (scritto ancora all’inglese) Macigno comparso nelle avventure intitolate Il piccolo Trapper in appendice al settimanale Cagliostro. E’ del 3 ottobre 1954 l’uscita del primo albo a striscia in cui Blek (nome italianizzato per corrispondere alla pronuncia) assume le sembianze definitive con la chioma bionda e i muscoli scolpiti. Siamo in piena Guerra d’Indipendenza (1775-1883) fra i boschi del Maine al confine col Canada dove un gruppo di patrioti americani combatte contro le Giubbe Rosse (spesso ridicolizzate) di Sua Maestà Britannica Re Giorgio II. A fare da spalla al carismatico e silenzioso capo non c’è solo il ragazzino con le efelidi che sembrano macchie di inchiostro ma anche il professor Occultis, scienziato azzeccagarbugli evidentemente ispirato al dottor Balanzone della Commedia dell’Arte.

Rileggendo le storie – pubblicate in 540 albi a striscia della Collana Freccia e realizzati dalla Essegesse fra l’ottobre ’54 e il gennaio ‘65 – vi colpirà un’esposizione sì ingenua ma più strutturata di quanto si possa pensare: racconti articolati in cicli narrativi in cui le trovate d’ingegno si sprecano e l’ambientazione mozza il fiato. Peccato che il divorzio dei tre autori dalla Dardo provochi una divisione che non darà mai più gli stessi frutti: la Essegesse creerà Alan Mistero e il Comandante Mark; la casa editrice di Franco Baglioni proverà fino al 15 ottobre 1967 altri sceneggiatori nostrani prima di cedere il testimone alle francesi Editions Lug — dove la saga di Blek fino a metà anni 80 diventa quella di Le Petit Trappeur con storie autoconclusive — e al greco Anemodouras dal ’74 al ’79. Nell’ex Jugoslavia l’editore Dnevnik di Novi Sad ha pubblicato fino al ’91 ma le ristampe sono arrivate fino a oggi, consentendo a Blek di diventare il secondo eroe dei fumetti dopo Tex per longevità e continuità.

Il Grande Blek in edicola, in versione a colori

52 volumi al costo di 4,99 euro ciascuno

La Gazzetta dello Sport e il Corriere della Sera daranno ai lettori la possibilità di rivivere la saga del Grande Blek a colori e in forma cronologica integrale ripartendo dagli esordi: serie originali suddivise in tre opuscoli per un totale di 52 volumi al prezzo di 4,99 euro. Sempre introdotte da un redazionale, le storie rivivono nella cronologia origine che pubblicazioni ritardate e ristampe avevano talvolta alterato: gli interventi si sono limitati alla correzione dei refusi e all’aggiustamento delle vignette di raccordo.

LA SECONDA VITA CON LA DARDO
In realtà Blek visse una seconda vita con la Dardo anche in Italia prima con le ristampe curate da Sinchetto e Guzzon fino al novembre ’94 e poi con una serie a strisce inedita arrivata fino al 2001 grazie ai disegni di Lina Buffolente, quando toccherà alle edizioni If tenere in vita il personaggio con volumi in formato bonelliano.

Il Grande Blek in edicola, a colori

IL FILM DELL’87 DI PICCIONI

Chi ha amato il Grande Blek a fumetti sicuramente non si sarà perso il film omonimo in cui la regia di Giuseppe Piccioni e la recitazione di un giovane Sergio Rubini raggiungono il vertice assoluto  Viene descritta la gioventù ribelle di Ascoli Piceno e in generale di tutta la provincia italiana negli anni 60 e 70. Il titolo si riferisce alla passione del protagonista per il nostro personaggio ed è diventato famoso perché è la prima e unica volta che Lucio Battisti ha concesso l’utilizzo delle sue canzoni in un film.