Stijn D'Hulst in palleggio, nella partita Powervolley Milano-Lube Civitanova
D’Hulst in palleggio, Powervolley Milano-Lube Civitanova

D’Hulst, per la Lube oltre il dolore del cuore. C’è una pallavolo che finisce nei Tribunali e c’è una pallavolo che ancora è giocata con il cuore e con i sentimenti. E’ accaduto a Milano, dove la Lube Civitanova ha giocato a vinto (3-0) contro l‘Allianz Milano. Stijn D’Hulst, belga, palleggiatore ombra del titolare Bruninho, ha perso il papà e si era recato in Belgio per il luttuoso evento.
Ma Bruninho non stava bene, aveva una caviglia ancora malconcia per via di un infortunio e D’Hulst ha deciso d’impulso di essere sempre e comunque professionale, attaccato ai colori della società che lo ha voluto.
Dal Belgio è andato a Milano (“Mio padre avrebbe voluto che giocassi, sono in campo anche per onorare la sua memoria“), la Lube ha vinto e lui ha giocato molto bene, al punto che Juantorena, premiato come mvp, lo ha indicato come il vero uomo partita.
E dopo aver contribuito a far vincere la squadra, dopo aver ricevuto l’abbraccio affettuosissimo dei compagni e le parole toccanti del suo allenatore Fefè De Giorgi, è ripartito per il Belgio, per dare l’ultimo saluto a suo padre.
Una storia umana, prima che sportiva, che merita di essere sottolineata. Perché è vero che anche il mondo dello sport è diventato più che altro un affare di soldi, ma ogni tanto succede ancora qualcosa che porta alla ribalta altri valori. E che fa scoprire uomini, personaggi, storie che nascono dai sentimenti. La scomparsa di un genitore, a qualunque età, è sempre un trauma, indipendentemente da quanto cresciuto sia il figlio. Spesso si rivela uno spartiacque dell’esistenza. Ognuno reagisce a modo suo e ogi reazione è lecita, comprensibile, condivisibile e rispettabile. E le ragioni del cuore, quelle si, non hanno prezzo.